
Forse la vita mi ha risparmiato le sue nuvole?
Oh, no.
Me ne ha mandate parecchie: giornate storte, pensieri che si accavallano, persone che deludono, programmi che saltano.
È solo che ho imparato a non confonderle con il cielo.
Le guardo arrivare, le attraverso e aspetto che passino.
Nel frattempo, però, vivo.
Metto la musica e canto in macchina, mi fermo per un caffè,
rido per una sciocchezza, compro fiori senza motivo.
Mi concedo le piccole cose: due passi senza meta, qualcosa di buono,
qualche minuto senza correre dietro al tempo.
Perché ho capito che la leggerezza non arriva quando tutto è perfetto,
ma quando smetti di aspettare che lo sia per concederti il diritto di stare bene.
Una giornata difficile può farmi vacillare, ma non può decidere come sarà tutto il resto.
Per questo lascio alle nuvole il loro posto:
nel cielo, non dentro di me.
La serenità, forse, non è avere sempre il cielo limpido,
ma sapere che la luce continua a esistere anche quando non riesci a vederla.
E allora mi fermo un istante,
alzo gli occhi e respiro.
Il cielo è ancora lì.
Immenso.
Silenzioso.
Mio.
Perché sopra ogni nuvola che la vita ha mandato sul mio cammino,
c’è ancora tutto il cielo che non ho smesso di meritare.
E quel cielo, oggi,
non lo aspetto più.
Lo scelgo.
~ © Giulia ~
~ Ludovico Einaudi – Divenire ~
